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19-09-2014 Assenze sistematiche portano al licenziamento

E’ licenziabile il lavoratore che effettua assenze sistematiche agganciate ai giorni di riposo settimanale. Lo afferma la Corte di Cassazione con la recente sentenza n.18678 del 4 settembre 2014. Le assenze, considerate “tattiche” che hanno portato al licenziamento per giustificato motivo, nel caso specifico, erano riferite a una sistematica presentazione del certificato di malattia da parte del lavoratore nelle giornate che precedevano o che seguivano i giorni di riposo.

Le assenze di due o tre giorni al mese, così concepite ed agganciate alle feste comandate, possono dar luogo ad una prestazione lavorativa inadeguata e non utilizzabile in modo proficuo dal datore di lavoro, oltre a creare danni all’organizzazione aziendale, soprattutto se il lavoratore è solito comunicare la malattia all’ultimo momento (spesso in vista dei turni notturni o festivi di fine settimana) creando malcontento e disagi ai colleghi costretti ad effettuare una repentina sostituzione.

La condotta del lavoratore, dunque, integra i presupposti richiesti dal recesso ex articolo 3 della legge n. 604/1966, secondo cui il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato da un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali del prestatore di lavoro, ovvero da ragioni inerenti all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa.

Questa estrema conseguenza del licenziamento, potrebbe verificarsi anche se non è ancora stato superato dal lavoratore il periodo di comporto (cioè il periodo di conservazione del posto in presenza di malattia, i cui tempi sono solitamente definiti dal contratto collettivo). Nel caso specifico, infatti, il soggetto interessato alla sanzione del licenziamento chiedeva ai giudici la censura del provvedimento stesso, perché con le sue assenze di malattia non aveva ancora superato tale periodo, ma la Corte di Cassazione ha escluso la fondatezza della tesi del lavoratore.

Il licenziamento deciso dal datore di lavoro per ragioni tecniche, secondo la Corte di Cassazione, non pone in rilievo la malattia, ma la quantità di assenze che hanno portato il dipendente a violare le regole della diligenza nell’esecuzione della prestazione, dando luogo a uno scarso rendimento dello stesso e finendo col danneggiare la produzione aziendale a causa degli scompensi organizzativi creati.

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